CONSERVATORIO

 

Perché la musica indiana

Articolo curato dagli iscritti al corso di Tradizioni musicali extraeuropee - indirizzo indologico
Vicenza, 22 Gennaio, 2004

Ciò che rende interessante e attraente la musica colta indiana, rispetto a quella di altre culture, è la filosofia di base a cui si riferisce sia la teoria che la pratica, come appare sin dalle speculazioni teoriche dei trattati del Natyasastra del II secolo avanti Cristo, fino ai trattati persiani del 1700-1800 e alla moderna musicologia indiana. Inoltre, la musica indiana classica, come tante altre culture asiatiche, affonda le sue radici nella tradizione orale in cui l'aspetto della composizione è bilanciato e completato dall'improvvisazione, che in realtà assume una grande rilevanza.
Per un musicista occidentale approfondire lo studio della musica indiana significa arricchire la propria dimensione artistica in quanto consente di appropriarsi di un inesplorato universo musicale, la cui grammatica è fondata sulla percezione dello spazio tra i suoni (microtoni) e l'improvvisazione nell'ambito modale. Allo stesso tempo, lo studio della musica indiana, permette di assimilare la complessità dei cicli ritmici.